“La musica è il 50% di un film.” (George Lucas)

L’importanza della musica “ad hoc” per le immagini ci conduce anche a singoli o singolari “casi”, che hanno portato ad una rivoluzione vera e propria nella fruizione del film; uno su tutti è senz’altro “Ben-Hur” (del 1925). La colonna sonora originaria, a firma di William Axt, famoso in quegli anni, è stata infatti soppiantata - in quanto superata per valori musicali e spettacolarità sonora degna di quella visiva - dalla versione di Carl Davis del 1987, commissionata proprio in occasione del restauro della pellicola e nella quale possiamo riscontrare un sapore post-wagneriano o meglio ancora straussiano. Insomma questo concetto di fusione tra immagini e musica diventa dialogo; la musica che dà “voce” ai personaggi, alle azioni, ai sentimenti, la musica che diventa rumore di sirena, colpo di cannone, suono di battaglia, e potremmo andare avanti all’infinito, ma alla fine, la musica che crea “parola”; proprio quella parola che manca, ma pur mancando è degnamente sostituita con le note che diventano “onomatopeiche” e avvolgono lo spettatore nelle emozioni più profonde secondo le intenzioni del regista e del musicista.

Locandina di Ben-Hur, uno dei primi Kolossal considerato il film muto più costoso mai realizzato.