“La cinematografia è il linguaggio di apparenze, e le apparenze non parlano. Il linguaggio delle apparenze è la musica. Bisogna levare il cinematografo dalla letteratura e metterlo nella musica, perché deve essere il linguaggio visivo della musica.” (Luigi Pirandello)

Sia o meno che lo scopo iniziale di accompagnamento musicale fosse quello preposto per attutire il rumore del proiettore, l'imperativo per la musica per film muti era principalmente quello di dare il senso di uno spettacolo ininterrotto lasciando solo a brevi periodi di silenzio il compito di fornire accenti più drammatici. Proprio in questo senso va il pensiero di Ricciotto Canudo - pioniere della teoria del cinema in Italia, che in un saggio del 1911 dice:

“Al cinematografo tutto è fatto per mantenere l’attenzione tesa, quasi sospesa, per non allentare la morsa con cui la mente dello spettatore è inchiodata allo schermo animato. Il gesto celere, che si afferma qui con una precisione mostruosa, come su un orologio a figure, esalta il pubblico moderno abituato a vivere sempre più velocemente possibile. La vita ‘reale’ è dunque rappresentata nella sua quintessenza, stilizzata nella rapidità”.

Per raggiungere questa continuità, molti compositori si sono ispirati dallo stile operistico di Richard Wagner, che ha reso popolare la tecnica del leitmotiv, che applica una sorta di “tag“ musicale a ricorrenti idee, atteggiamenti, personaggi, oggetti o luoghi come lo erano in ambito operistico, sinfonico e, ora, quindi anche nella narrazione cinematografica. Su questo terreno presero vita tre capolavori: “Cabiria”, “Rapsodia Satanica” e “Frate Sole”.

“Cabiria” – primo Kolossal italiano – fu musicato in origine da Manlio Mazza; nel 1931, nella riedizione curata dal regista Giovanni Pastrone - che vedeva già nella cinematografia l’avvento del sonoro con la magnetizzazione della musica e degli effetti sul nastro - vi fu aggiunta la Sinfonia del Fuoco composta da Ildebrando Pizzetti, ad illustrazione della scena del sacrificio a Moloch.

“Rapsodia Satanica” (1915) vede come autore musicale il celebre compositore livornese Pietro Mascagni; con questa composizione Mascagni fu il primo musicista in Italia a comporre musica da film sincronizzandola con le immagini, lavoro che definì: "...lavoro improbo, lungo e difficilissimo." 

Del fecondo ed intenso rapporto tra cinema e musica, ne è esempio anche un altro capolavoro del cinema muto italiano: "Frate Sole" del 1918. Un film muto per modo di dire, poichè fu presentato come "Poema sinfonico e corale in quattro canti di Luigi Mancinelli, per la visione storica di Mario Corsi". Il film, infatti, rivoluzionò ulteriormente la musica da film grazie a Luigi Mancinelli, direttore d'orchestra e compositore, primo a far conoscere Wagner in Italia nel 1880 e artefice del successo della Cavalleria rusticana di Mascagni nel '90, nonché direttore della numerose prime di opere italiane in Inghilterra, Spagna e Stati Uniti.