La meteora del giovane Sigfrido non si è ancora spenta, che Lang realizza un altro capolavoro, Metropolis (che fu girato dal 22 maggio 1925 al 30 ottobre 1926, Filmwerke Staaken, Ufa - Atelier) nasce dopo il Putsch di Monaco (il 9 novembre 1923 Hitler e Ludendorff marciano sulla Feldherrnhalle) e dopo un viaggio di Lang negli Stati Uniti (ottobre 1924), dove visita New York e Hollywood. Thea, che nell'agosto del '22 è diventata sua moglie, mescola ingredienti già usati e alcune novità significative. Metropolis è una perla dell'immaginario collettivo, un autentico cult movie.
Lo testimoniano omaggi come Star Wars di George Lucas e soprattutto Biade Runner di Ridley Scott. Le sue soluzioni tematico-architettoniche esercitano una suggestione straordinaria su prodotti di fantasy e fantascienza. Ne esistono versioni diverse, in cui ad esempio non compare la storia di Hel. Nel 1984 Giorgio Moroder ha presentato alla Mostra di Venezia una copia girata con il procedimento Rotoscope, aggiungendovi una colonna sonora rock. "Guardai le strade - le luci abbaglianti e gli edifici imponenti - e fu in quella occasione che concepii Metropolis", confessa il regista, a New York nel '24, per la prima volta in America.
metropolis-danzaIl film costò sette milioni di marchi, in diciassette mesi di lavorazione. Si girarono 620.000 metri di pellicola, furono impiegati otto attori di primo piano, 25.000 uomini, 11.000 donne, 1.100 calvi, 250 bambini, venticinque neri, 3.500 paia di scarpe speciali, cinquanta automobili.Metropolis rivela una consistenza 'prismatica' che è il segreto della sua immortalità. Lang unisce mirabilmentel'esperienza espressionista e il fascino/repulsione per ogni società brutalmente tecnologica. Tra questi due elementi il regista, memore di Pastrone (Cabina) e Griffith (Intoìerance), insinua un tema coagulante già sperimentato nel Signore delle tenebre e nei Nibelunghi: la scenografia 'mesopotamica' e trionfal-operistica. La sua passione per l'esotismo si rivela in questo caso utilissima.
Fra il vecchio e il nuovo mondo ce n'è un terzo, l'Asia, a cui lo spirito tedesco deve molto, Schopenhauer a Nietzsche e Hermann Hesse, passando per Wagner naturalmente. Freder non è altro che l'incarnazione di Sìddharta. Il principe indiano chiuso nel lusso e negli agi della reggia paterna, un giorno scorge un mercante e improvvisamente si specchia nella realtà del dolore, nell'umanità: qui la sua trasformazione nel Buddha. È un conturbante vento di Sud-Est, portato nel film anche dalla breve ma abbacinante narrazione della leggenda della Torre di Babele. Certo Rotwang assomiglia molto al gobbo Quasimodo in Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, come Maria sembra una nuova Esmeralda. Lang accosta le forme nette di una città del futuro all'architettura dell'universo gotico. Lo scienziato è diviso fra due componenti, il volto che fu di Mabuse separa la sua mano sinistra, di carne e ossa, dalla destra, che è un arto meccanico.
Tornano poi i Leitmotiv cari al regista. Il mondo alto (apparire) e il mondo basso (essere), dove un grande orologio amministra il tempo e il lavoro degli operai, per mutarsi in una sanguinaria divinità mediorientale. La dolce pasionarìa Maria opposta al suo doppio artificiale, corrotto e demonìaco. Il robot - levigato, composto e minacciosamente addormentato come un Bodhisattva (Lucas ne ha reso una versione comica e dorata in Guerre stellari) - è un vampiro. Accadeva già in Li/itti uno Ly, ma qui c'è di più. Il ritratto statuario di Hel, che domina la capannuccia espressionista di Rotwang, rappresenta come sempre l'eterno femminino, specchio dell'inconscio: Lilith, Sie, Lio Sha. Spesso la fèmme fatale è anche ballerina, o docile strumento (marionetta) nelle mani dì un sedicente Dottore, che adombra la figura del regista.