Ci sono immagini che non si possono dimenticare. All'alba della grande depressione del 1929, vedere una schiera di lavoratori alienati costretti a marciare in un tunnel sotterraneo deve aver fatto una certa impressione. Era il 10 gennaio 1927, e sugli schermi dei cinematografi di Berlino veniva proiettato per la prima volta il film muto Metropolis. Oltre a essere uno dei capolavori indiscussi del regista austriaco Fritz Lang, la pellicola ha contribuito alla nascita del cinema fantascientifico. Prima ancora che la Germania sprofondasse nell'incubo nazista, la repubblica di Weimar aveva dato largo spazio alle produzioni artistiche di qualità, e la pellicola di Lang è senza dubbio uno dei prodotti più significativi dell'epoca. La storia è ambientata in una megalopoli governata da una classe dirigente dispotica, una sorta di super città futuristica che prospera sullo sfruttamento dei lavoratori più poveri. Un misto di anticapitalismo, tradizione biblica e leggende ebraiche infusi in un capolavoro di due ore e mezza. Il fulcro della narrazione ruota intorno all'inganno messo in atto dal perfido scienziato Rotwang in combutta con il reggente della città, Fredersen, che teme una rivolta operaia. Per soffocare l'impeto di ribellione, Rotwang rapisce Maria, leader ispiratrice dei lavoratori, e ne clona l'aspetto servendosi di un androide (o meglio ginoide, visto che ha apparenza femminile) ai suoi comandi: un golem senza cuore sguinzagliato per la città con il solo scopo di seminare la discordia e gettare in rovina l'intera Metropolis.

Il film - girato allora con un budget astronomico di quelli che adesso sarebbero 15 milioni di dollari - è stato anche un grande laboratorio di effetti speciali. Le riprese sul set della megalopoli sono state girate grazie a una tecnica chiamata effetto Schüfftan, che attraverso un gioco di specchi permetteva di ricreare scenografie imponenti con spese minime. Inoltre, per volere di Lang, l'attrice protagonista Brigitte Helm interpretò sia la parte di Maria che quella del robot, indossando un costume futuristico realizzato su misura. Dettagli a parte, il costume della Helm era tanto scomodo e opprimente da procurarle tagli e abrasioni su tutto il corpo. Nonostante il grande impatto visivo e la trama visionaria, la pellicola di Lang non riscosse un grande successo in Germania. Alla critica non era piaciuta affatto la forte carica retorica del film, a tratti considerata quasi eccessiva. Deve essere proprio per questi motivi che il film entusiasmò ben altri personaggi: Adolf Hitler e Joseph Goebbels rimasero piacevolmente colpiti dal potere espressivo di Metropolis. L'improvviso interesse mostrato nei confronti della sua opera da parte degli esponenti del partito nazional-socialista disgustò profondamente Lang.

In seguito all'ascesa del nazismo il regista, nel timore di essere perseguitato per le proprie origini ebraiche, lasciò il paese e fuggì prima a Parigi (1934) e, successivamente, negli Stati Uniti. Si lasciò alle spalle anche il matrimonio con l'attrice Thea von Harbou – simpatizzante filonazista – con cui aveva scritto il soggetto del film. Per fortuna, negli Stati Uniti Metropolis aveva riscosso un successo strepitoso e per Lang fu facile sfruttare il successo della sua opera per diventare un grande regista di Hollywood. Tuttavia, nelle sale americane (come in quelle europee) furono diffuse fin da subito delle versioni pesantemente ritoccate. Oltre ad accorciare le 2 ore e mezza di film, i cinema avevano deciso di proiettare la pellicola a 24 fotogrammi al secondo (fps) piuttosto che a 16 fps. Dopo aver sconvolto il ritmo del film, anche il montaggio subì delle modifiche estese, che portarono alla eliminazione di intere scene. Nonostante tutto, Metropolis si affermò come una delle icone del XX secolo. I Queen inclusero vari spezzoni del film nel video del loro singolo Radio Ga Ga, mentre il mondo del cinema trasse ispirazione da più di uno dei personaggi della pellicola: basta pensare alla somiglianza tra Maria e C-3PO (il robot di Star Wars). La consacrazione definitiva della pellicola di Lang avvenne nel 2001, quando l'Unesco riconobbe come patrimonio dell'umanità una versione del film molto rispondente all'originale ricostruita grazie al lavoro della Friedrich Wilhelm Murnau Foundation. Sette anni più tardi, negli archivi del Museo del Cine di Buenos Aires vennero ritrovati dei negativi originali che si pensavano ormai perduti. Dopo una lunga opera di restauro, Metropolis venne proiettato al festival di Berlino nel 2010 in una versione da 154 minuti con tanto di colonna sonora eseguita dal vivo. Un vero spettacolo!