BELLININEWS – RECENSIONI – di Giancarlo Landini – Gennaio 2012
I Lombardi a Piacenza: un’esperienza fuori del comune

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verdi-piacenza-i-lombardi-alla-prima-crociata[…] La crisi economica, che segna pesantemente l’Italia e il mondo occidentale, mette in forse la programmazione dei teatri tutti, in particolare di quelli lirici di tradizione che, non essendo enti, risentono ancora di più del rigore imposto dai tempi.

E’ inutile rinvangare gli sprechi faraonici dei decenni passati. Le realtà è ineludibile e anche i teatri virtuosi oggi faticano a tenere il passo. Hanno bisogno di sinergie che in qualche modo li aiutino ad arricchire la loro programmazione. Proprio per questo andrà segnalato e proposto alla generale attenzione l’esperimento messo in atto con successo dal Teatro Comunale di Piacenza, dove nel mese di novembre sono andanti in scena i Lombardi alla prima Crociata, realizzati con il fattivo e determinante sostegno degli Amici della Lirica. […] Peraltro Verdi, a differenza di quanto narra la vulgata, è un compositore del territorio piacentino, che non ebbe mai nel cuore e nei suoi quotidiani orizzonti quella Parma che oggi si fregia del suo nome.

I Lombardi alla prima crociata, titolo popolare nel senso più bello del termine, ripaga il pubblico dalla recente presenza la Comunale di opere, a dir poco peregrine, che non hanno incontrato il gradimento del pubblico. Lo spettacolo si affida alle scene e ai costumi di Artemio Cabassi, professionista di navigata e esperienza, che ha risolto la situazione facendo di necessità virtù, ma realizzando comunque uno spettacolo di bell’impatto figurativo. Le scene sono state risolte con opportune proiezioni, curate assieme alle luci da Paolo Panizza: evocano i luoghi dell’azione e superano brillantemente il problema dei frequenti cambi di Quadro imposti dalla bislacca drammaturgia di Temistocle Solera.

Alessandro Bertolotti firma la regia […] è riuscito ad essere credibile e a non farsi intimorire da un palcoscenico quale quello del Comunale, a dimostrazione di un felice ed innato senso del teatro; ha definito con sicurezza i rapporti tra i singoli personaggi. Li ha mossi con efficacia. E’ approdato ad una lettura limpida, che racconta la storia ed aiuta lo spettatore a comprendere l’intricata vicenda. Gioele Muglialdo ha diretto con convinzione: ha scelto un’impostazione equilibrata che si è posta come obiettivo l’efficace funzionamento del golfo mistico e del palcoscenico, trovando una valida risposta nell’Orchestra Filarmonica Italiana, ma soprattutto nel Coro del Teatro Municipale di Piacenza che non ha mancato l’appuntamento con pagine famose e popolari: ‘Gerusalem…Gerusalem’ e soprattutto il più celebre ‘O Signore, dal tetto natío’. Andrà segnalato il prezioso contributo di Cesare Carretta violino solista che ha bene eseguito l’assolo previsto da Verdi prima della Scena del Giordano. Nonostante l’indisposizione, annunciata prima della recita del 26, quella cui abbiamo assistito, si è messo in evidenza l’Oronte di Ivan Magrì, che può essere considerato una delle più belle voci di tenore oggi in circolazione. Ha risolto con convincente partecipazione la Cavatina di sortita, ‘La mia letizia infondere’; ha offerto apprezzabili momenti di canto a fior di labbra nella difficile Cabaletta ‘Come poteva un angelo’. C’è ancora da fare in termini di rotondità, di proiezione, di modulazione del suono e di approfondimento del fraseggio, ma è innegabile che Magrì sostenga opportunamente la parte, con per giunta il phisique du rôle per rendere con credibilità il tipo dell’ardente innamorato.

Pagano era Andrea Patucelli, giovane basso che ha affrontato con intelligenza una parte particolarmente ardua: dopo avere superato lo scoglio dell’Aria di sortita, ‘Sciagurata! hai tu creduto’ e soprattutto della Cabaletta ‘O speranza di vendetta’, la cui tessitura guarda al baritono, ha puntato sul fraseggio e ha costruito una nobile figura che tiene la scena. Bene ha fatto Patucelli a misurarsi con questa prova, fermo restando che alla sua voce convengono vocalità meno onerose di quella di Pagano. Ci ha lasciato perplessi Stefanna Kybalova, la cui voce preziosa andrebbe protetta e indirizzata, almeno per ora, a parti più francamente liriche. […] Le si dovrà però riconoscere una certa destrezza nei passi di coloratura così da uscire indenne da quel curioso pezzo, ‘Non fu sogno!…In fondo all’alma’ che Verdi affida Giselda nel IV Atto. Molto felice è stata la scelta delle parti di fianco e dei comprimari. Alla prima categoria ascriviamo Alessandro Fantoni e Davide Baronchelli: il primo ha risolto Arvino, parte di secondo tenore, molto impegnato nell’opera e gravato di una tessitura a dir poco impegnativa; il secondo ha prestato a Pirro voce importante, espressiva nel centro e nel grave. Nel secondo gruppo ricordiamo la Viclinda di Stefania Ferrari, la Sofia di Francesca Paiola Arena, l’Acciano di Daniele Cusani, il Priore di Matteo Monni. Alla serata è arriso un franco successo.

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